SUPPORTER OF THE WEB SIDE

MR. AGUSH DEMIROVSKI FROM MACEDONIA

NEVER SAY AND JUDGE OTHER PEOPLE BEFORE LEARN ABOUT THEM WHO THEY ARE


"I am Roma, but not a thief of children my truth about the burning of Ponticelli" Angelica free 4 years after / Interview

by Leandro Del Gaudio
NAPLES - Her name has entered the annals as an example - most unique - Romani citizen convicted of kidnapping. Her name is Angelica Varga, is turning twenty years, the last four spent in the cell: a personal story related to a piece of history of Naples, with a lot of national media attention. 


Remember? Mid-May of 2008, Saturday morning, a small street in Jumpers. Then, the girl arrested for kidnapping, popular anger, the expulsion of over eight hundred Roma from eastern district. And again, a judge who does not scarcera Angelica, because of "Romani," thus tends to make similar crimes, "the final judgment and his case becomes a record of case law: a thief of children, the urban nightmare to paper stamped, complete with signature of a judge.

A case closed. Four and a half years later, Angelica says. It was recently released from jail, just the same days in which to Ponticelli alleged gangsters were arrested a few who "with racial hatred" fire the Roma camps (history of 2010) to prevent the little gypsy frequentassero local schools. Similar stories, even according to Angelica Varga, who on a bench in the center of Naples is said: "I want basic things: truth, then a job here in Naples, a family integration. But also a culture of integration in Naples, which - as my history teaches - not yet. "

There is a judgment, a legal truth, she has abducted a child in swaddling clothes, period. What is your version?
"I was in Naples for a month and a half, had just arrived from Bistrita (Transylvania, Romania), my hometown. The next morning I went out with my friend a little bigger, which made little mistakes. He took me with her in a house and did steal some valuables. We had barely time to climb a flight of stairs, which we were blocked by a man. My companion managed to escape, I ended up in jail. Do not speak Italian, but I was calm, I told myself: I did not take anything away, I now release. Instead, fifteen days of cell and I realized: kidnapping, abduction, I was going crazy. "

Still, she came to us in that room. He stroked the girl in the buggy, he embraced?
"Never. I have not even seen that girl. We are not inside the home, were unsuccessful. We had barely time to climb a flight of stairs that were blocked, my companion ran away, I stood there not imagine what I would have to live. "

Then, while she was in jail, a pandemonium broke out in Ponticelli, a neighborhood on fire, incendiary raid, a people in flight. He learned what was happening?
"I learned in jail, they told me the other girls, who were trying to support me. It was horrible and absurd. They were all expelled, in one night was broken the integration project that many families had taken. There were not only thieves in those camps, but also guys who went to school, there was my brother, my relatives all away, from night to day. They found a horrible excuse to drive us to move away. And I was four and a half years in jail. "

A month ago, have been arrested several suspected Camorra members of Jumpers: for "racial hatred" have unleashed fire in 2010, did not want the Gypsies to school their children.
"I know this story. I think it's very similar to mine, because beyond the episode where I was convicted, I believe that someone has fanned the flames, I think someone expecting an excuse - like the kidnapping of a child - to wage guerrilla warfare against us " .

We repeat: you are responsible for the judges of that rapture, the judgment is final, if he could meet the mother of kidnapped girl for a few minutes, what would you say?
"I still have too much anger for what happened to me, I look forward, no fuss polemical."

What will you do now that you are free?
"I want to thank my attorneys, lawyers Liana Nesta and Cristian Valle who believed in me and have even tried to defend myself against prejudice. I found so much solidarity around me, now I try to leave. I'm twenty, I would like a job (I know a hairdresser), a normal life of the Neapolitan. Meanwhile, when I can, I also do some 'voluntary'.

In what sense?
"I speak Italian well, often I go to some Roma camps hinterland along with other volunteers, where I try to play a role in a larger project of integration."

It also went to Jumper?
"No, there are never returned. I hurt too much to review those places, for years I have relived that scene in me, that gate that opens up the steps, the man who grabs my arm, someone asks me to sign papers that I was right not to sign : for I the small one in the buggy, I have not even seen her once in my life. "


http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=213275&sez=NAPOLI

«Sono Rom, ma non ladra di bambinila mia verità sui roghi di Ponticelli» Angelica libera 4 anni dopo/Intervista

NAPOLI - Il suo nome è entrato negli annali come esempio - più unico che raro - di cittadina rom condannata per sequestro di persona. Si chiama Angelica Varga, sta per compiere venti anni, gli ultimi quattro trascorsi in cella: una vicenda personale legata a un pezzo di storia di Napoli, con tanto di attenzione mediatica nazionale. 


Ricordate? Metà maggio del 2008, sabato mattina, una stradina di Ponticelli. Poi: la ragazzina arrestata per sequestro di persona, la rabbia popolare, l’espulsione di oltre ottocento rom dal quartiere orientale. E ancora: un giudice che non scarcera Angelica, perché di «etnia rom», quindi incline a compiere delitti analoghi», la sentenza definitiva e il suo caso diventa un primato da giurisprudenza: una ladra di bambini, l’incubo metropolitano messo su carta bollata, con tanto di firma di un giudice. 

Un caso chiuso. Quattro anni e mezzo dopo, Angelica si racconta. È stata scarcerata da poco, proprio negli stessi giorni in cui a Ponticelli venivano arrestati alcuni presunti camorristi che «con odio razziale» incendiavano i campi rom (storia del 2010) per impedire che i piccoli zingari frequentassero le scuole del quartiere. Storie simili, anche secondo Angelica Varga, che su una panchina del centro di Napoli si racconta: «Desidero cose elementari: la verità, poi un lavoro qui a Napoli, una famiglia, l’integrazione. Ma anche una cultura dell’integrazione a Napoli, che - come la mia storia insegna - non esiste ancora».

C’è una sentenza, una verità giudiziaria, lei ha rapito una bambina in fasce, punto. Qual è la sua versione?
«Ero a Napoli da un mese e mezzo, ero da poco arrivata da Bistrita (Transilvania, Romania), la mia città natale. La mattina uscivo con una mia amica di poco più grande, che faceva piccoli sbagli. Mi portò con lei in una casa, voleva rubare qualche oggetto di valore. Facemmo appena in tempo a salire una rampa di scale, che venimmo bloccati da un uomo. La mia compagna riuscì a scappare, io finii in cella. Non parlavo italiano, ma ero tranquilla, mi dicevo: non ho portato via niente, ora mi rilasciano. Invece, quindici giorni di cella e ho capito: sequestro di persona, rapimento, stavo impazzendo».

Eppure, lei in quella stanza ci è entrata. Ha accarezzato quella bimba nel carrozzino, l’ha abbracciata?
«Mai. Non l’ho neppure vista quella bambina. Non siamo entrate in casa, non ci riuscimmo. Facemmo appena in tempo a salire una rampa di scale che fummo bloccate, la mia compagna scappò via, io rimasi lì senza immaginare cosa mi sarebbe toccato vivere».

Poi, mentre lei era in cella, a Ponticelli è scoppiato il finimondo: un quartiere in fiamme, raid incendiari, un popolo in fuga. Venne a sapere cosa stava accadendo?
«Lo seppi in cella, me lo dissero le altre ragazze, che provavano a sostenermi. È stato orribile e assurdo. Sono stati espulsi tutti, in una notte è stato spezzato il progetto di integrazione che tante famiglie avevano intrapreso. Non c’erano solo ladri in quegli accampamenti, ma anche ragazzi che andavano a scuola, c’era mio fratello, i miei parenti: via tutti, dalla notte al giorno. Hanno trovato una scusa orribile per cacciarci, per allontanarci. E io sono stata quattro anni e mezzo in cella».

Un mese fa sono stati arrestati alcuni presunti camorristi di Ponticelli: per «odio razziale» hanno scatenato incendi nel 2010, non volevano gli zingari a scuola dei loro figli. 
«Conosco questa storia. Credo sia molto simile alla mia, perché al di là dell’episodio che mi ha visto condannata, credo che qualcuno abbia soffiato sul fuoco, credo che qualcuno aspettasse un pretesto - come il rapimento di un bambino - per scatenare la guerriglia contro di noi».

Ripetiamo: per i giudici lei è responsabile di quel rapimento, la sentenza è definitiva, se potesse incontrare la mamma della bimba rapita per pochi minuti, cosa le direbbe?
«Nutro ancora troppa rabbia per quello che mi è successo, voglio guardare avanti, niente polveroni polemici».

Cosa fa da quando è libera?
«Voglio ringraziare i miei legali, gli avvocati Liana Nesta e Cristian Valle che hanno creduto in me e hanno provato a difendermi anche contro i pregiudizi. Ho trovato attorno a me tanta solidarietà, ora provo a ripartire. Ho vent’anni, vorrei un lavoro (so fare la parrucchiera), una vita normale da cittadina napoletana. Nel frattempo, quando posso, faccio anche un po’ di volontariato».

In che senso? 

«Parlo bene italiano, spesso mi reco in alcuni campi rom dell’hinterland assieme ad altri volontari, dove cerco di svolgere un ruolo in un più ampio progetto di integrazione».

È andata anche a Ponticelli?

«No, lì non sono mai tornata. Mi fa troppo male rivedere quei posti, per anni ho rivissuto dentro di me quella scena, quel cancello che si apre, gli scalini, l’uomo che mi afferra il braccio, qualcuno che mi chiede di firmare carte che ho fatto bene a non firmare: perché io quella piccola nel carrozzino, non l’ho neppure vista una volta in vita mia».

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=213275&sez=NAPOLI